mercoledì 18 settembre 2013

UN’ALTRA VITA romanzo


Francesco   Muscato



                                                                                                   


                                                         

UN’ALTRA VITA
romanzo












[…] Non servono
tranquillanti
o terapie
non servono più eccitanti
o ideologie.
Ci vuole un’altra vita.
(Franco Battiato)

 […] E la vita è crudele,
più che vana.
(E. Montale)















Chat e videochat

“Hi!”.
Faccina con sorriso aperto
“Sono Hans”.
“Giusy, piacere”.
“Di dove sei?”.
“Cefalù. E tu?”
“Vipiteno”.
Dalle alpi alle piramidi, allora”.
“Già. Idealmente abbracciamo l’intera penisola”
“Hai la cam?”.
“Sì, certo”.
“Allora, aprila. Vorrei vederti, sentirti e non solo scrivere”.
Due secondi dopo si aprono le webcam di entrambi.
“Eccomi”.
 “Wow! Sei carina…”.
“Grazie. Neanche tu sei male”.
“E vai coi complimenti!”.
“Anni?”.
“Indovina…”.
“Venti?.”
“Bingo!”.
“Allora siamo quasi coetanei, io uno di meno”.
“Avrei tante cosa da dirti…”.
“Dì pure…”.
“Ma no. Non mi sento di farlo in chat”.
“Perché?”.
“È troppo complicato. Più avanti, forse…”.
“Come vuoi”.
“Ti scriverò una mail”.
“Di che segno sei?”.
“Pesci”.
“Io, sagittario ascendente bilancia”.
“Ci credo poco all’oroscopo. Comunque, ora devo chiudere. Scusa.”.
“Ok. Alla prossima”.
“A dopo, ciao”.
Cinque faccine di saluto, lui.
Venti, coloratissime, lei.

Giusy e Hans.
Si sono visti per una quarantina di minuti e si rivedranno ancora; per lo più di sera, quasi sempre alla medesima ora. Chattano con una certa frequenza. Si comunicano tante cose, si pongono tanti problemi. S’inviano delle mail e delle foto, si scambiano un’infinità di informazioni e suggestioni. Iniziano a fare amicizia.
Lui da un paio d’anni fa il giornalista freelance e vorrebbe diventare uno scrittore. Non ha maturato molta esperienza in merito, ma ha ereditato dal padre la passione per i libri e la voglia di scrivere dalla madre.
Lei lavora nell’ambito del turismo; ha appena terminato uno stage come impiegata di hotel e nutre mille aspirazioni e idealità. È convinta che alla fine troverà ciò che la potrà soddisfare in pieno. Concentrata sul presente, non smette di sognare un avvenire migliore. Anche se nell’area mediterranea in cui abita, non è facile che i sogni, certi sogni, diventino realtà.
Iniziano a conoscersi per caso.
Man mano che si frequentano virtualmente scoprono di avere tante cose in comune.


HANS

h_spaem@yahoo.it >
data 11 gennaio 2013 - 19:01
oggetto: i miei zii
Giusy, ciao.
Non volevo fare il misterioso l’altra volta, ma non mi sentivo di parlartene in chat. Non sarebbe stato facile spiegarmi. Ora mi sento più libero e te ne scrivo qualcosa.
Il fratello di mamma e sua moglie sono morti in un incidente stradale. È successo in una tarda mattinata di metà novembre, sulla A19 del Brennero, poco prima di Bolzano. La loro auto, una Passat 2000, si è schiantata contro un Tir e sono morti sul colpo.
Da Vipiteno dove abito con mia madre, ci siamo precipitati per il riconoscimento dei loro corpi. Gli zii non avevano figli né altri parenti, a parte noi. Ci siamo trovati davanti una scena agghiacciante, un incidente assurdo. Una serie di tamponamenti a catena che aveva coinvolto sei persone, tra cui loro. Morirono all’istante e altre otto rimasero ferite, tre piuttosto gravi.
Con mamma, divorziata da sei anni, ci siamo sobbarcati tutti i problemi di ordine pratico che puoi immaginare. Abbiamo dovuto prendere alcune decisioni di una certa importanza. A due mesi di distanza la nostra esistenza è ancora segnata da quell’evento. Mi accorgo che la mia vita personale e familiare ha subìto un cambiamento radicale.
E per oggi basta, non ti voglio tediare con discorsi che possono indurre alla tristezza.
Stammi bene. A presto, spero.
Hans Spaeman.


GIUSY

h_spaem@yahoo.it
data 13 gennaio 2013 - 14:34
oggetto: ti sono vicina

caro Hans,
Mi posso immaginare ciò che hai provato con la morte dei tuoi zii. Non solo ti capisco, ma, se permetti, vorrei esserti vicina. Tanto più che il tuo dolore è piuttosto recente.
Personalmente ho fatto un’esperienza del genere solo una volta. Tre anni fa se n’è andato un cugino di secondo grado di mio padre; è stato questo il primo contatto immediato con la morte. Ovviamente, si soffre maggiormente quando si tratta di un parente stretto.
Ti abbraccio forte.
Conta sul mio sostegno morale.
Giusy



HANS
h_spaem@yahoo.it >
data 17 gennaio 2013 - 9:07
oggetto: bozze di un possibile romanzo

Giusy, ciao.
Grazie delle tue parole di vicinanza e solidarietà.
Ero molto legato agli zii essendo il loro unico nipote e lo zio l’unico fratello di mamma. Due persone importanti per me che mi hanno tanto aiutato a crescere, me ne rendo maggiormente conto ora che non ci sono più. La loro vita era come quella di tante altre persone di questo mondo, non presentava particolari avvenimenti o vicende straordinarie.
Mio zio faceva il falegname e viveva del lavoro al quale era molto attaccato. La zia, dopo aver fatto ciò che doveva fare, si appartava per riflettere, leggere e scrivere. Tranquilla di carattere, pur dedicandosi agli altri, non trascurava se stessa. Insegnava lingue, ma quando era a casa, scriveva di gran carriera. Negli ultimi mesi aveva iniziato a mettere ordine nei suoi appunti e diari. Probabilmente avrebbe voluto scrivere uno o più romanzi.
Ho cominciato a esaminare i suoi numerosi quaderni. Alcuni scritti potrebbero essere considerati conclusi, ultimati. Altri, semplicemente under construction. Leggendoli con attenzione ho pensato di passare allo scanner i numerosi testi dattiloscritti ivi comprese le bozze e gli appunti vari. Mi ci vorrà del tempo prima che possa dare loro la forma di una qualche pubblicazione. T’invio una ventina di pagine, spero che tu possa darvi un’occhiata e darmi un tuo parere. Ti ringrazio fin d’ora di ciò che vorrai inviarmi. Le tue valutazioni le riterrò un prezioso contributo al mio progetto editoriale.
Nell’attesa di un tuo riscontro, ti saluto
H.


Giada e Beppe                                                                                                    fine marzo 2004

Vennero a conoscersi per caso, giocando a tennis.
Un mercoledì d’inizio primavera Giovanni presentò a Giada il suo amico Beppe che fu pregato di sostituirlo l’indomani. Giovanni non avrebbe potuto giocare con lei, come d’abitudine, il giovedì.
“Allora…a domani!” fece Beppe volgendosi a Giada.
E le strinse la mano con calore.
“A domani” replicò lei contenta di vederlo per la prima volta.
Il giorno dopo si trovarono all’ora convenuta. Arrivarono puntuali, alle nove e trenta. Il campo di gioco avrebbe messo alla prova l’abilità dell’una e dell’altro.
Era un pigro e ordinario mattino di una giornata piuttosto grigia. La partita diede loro le dovute soddisfazioni e concordarono di giocare ancora nei giorni successivi. Stavano bene insieme non solo nell’ora dedicata al tennis, ma anche dopo. All’inizio, si rivedevano solo nel pomeriggio; in seguito, pure in altre ore del giorno. Avevano del tempo libero e volevano sfruttarlo al meglio. Capitava che s’incontrassero perfino più volte nel corso della stessa giornata.
Temperamento brillante, Giada aveva amicizie e conoscenze di entrambi i sessi. Una bella mora pepata e vogliosa che sapeva il fatto suo. Madre di due figli di tredici e undici anni, era predisposta a fare nuove amicizie. Nel pieno delle forze fisiche e mentali si occupava di tante cose. Spigliata e attiva, tendenzialmente aperta di carattere, si rendeva presente in ogni dove. Catechista in parrocchia, aiutava un’amica nella conduzione di una scuola di ballo. Faceva parte di un’associazione di volontariato e di un gruppo di musica classica. In quel coro amatoriale si faceva notare per la sua splendida voce di testa, qualcosa a metà strada tra il tenore e il soprano, spiegava.
Animata da un non comune spirito d’iniziativa, curava legami e amicizie in diversi ambiti della vita sociale, era pure conosciuta da alcune persone impegnate in politica.
A sedici anni andava a vendere enciclopedie e non disdegnava dei lavoretti estemporanei presso amici e conoscenti. Ogni mese i genitori le davano una consistente somma di denaro e fin dalla giovinezza aveva un rapporto stretto con i soldi. In tanti modi si dava da fare per avere una certa autonomia finanziaria. Con l’avanzare degli anni, la paghetta che riceveva da bambina si era trasformata in un piccolo vitalizio. A diciassette anni si mostrava orgogliosa del livello economico raggiunto.
Al momento della conoscenza con Beppe era soddisfatta della propria posizione sociale e professionale. Figlia unica continuava a ricevere quattrini dalla madre e dalla nonna ottuagenaria. Col suo lavoro e quello del marito avevano accumulato un certo capitale; in parte, utilizzato per l’acquisto di due appartamenti, il resto, investito in azioni bancarie.
Pur essendo diversi, con Beppe s’intendevano su tante cose. Avevano mille argomenti su cui discutere e si trovavano d’accordo su tanti temi e problemi. Non differivano molto per l’età e scoprivano di avere desideri e attese comuni. Si scambiavano idee, progetti e si arricchivano per la comunanza delle rispettive opinioni.
Di statura poco sopra la media, Beppe passava per un tipo bohémien. Sportivo per passione e albino di carnagione, da anni era impegnato nel giornalismo. Scriveva con passione fin da quando era adolescente e, con il passare del tempo era entrato in contatto con dei giornalisti affermati.
“Ho collaborato con diversi giornali locali per cinque anni. In seguito a ciò ho ottenuto il patentino di pubblicista. Al momento scrivo per riviste specializzate” spiegò a Giada.
Lei aveva una buona cultura e adorava leggere. Pur tra tante occupazioni non trascurava di appuntare, chiosare, scrivere e comporre delle poesie. In ogni cosa mirava a far emergere la parte migliore di sé. Maestra per venti anni, da due si godeva la pensione.
“Ho lasciato la scuola per dedicarmi alla famiglia”.
“E com’è la tua vita di baby pensionata?”.
“Ti posso dire che non mi annoio. Faccio tante cose e non ho perso la voglia di vivere che avevo da ragazza. Leggo molto più ora di quando ero allieva dalle suore” aggiungeva soddisfatta.
Giada s’interessava agli argomenti più vari, soprattutto se concernevano fatti e persone di sua conoscenza. Amici e conoscenti, poi, ne aveva tanti, in diversi luoghi. Aveva una buona cultura generale e in quelle settimane stava per terminare un corso di riflessologia.
“Tra poco dovrò sostenere a Milano la prova abilitante”.
“È un esame difficile?” chiese Beppe interessato.
“Insomma...Da alcuni mesi sono parecchio occupata. La lettura di numerosi libri sulla scienza del piede è piuttosto impegnativa”.
Già nel tono di voce mostrava la rispettabilità che si doveva alla disciplina della quale si sentiva esperta.
 Malgrado i suoi impegni incombenti, se Beppe le passava un suo articolo lo leggeva all'istante. Esaminava i suoi scritti e trovava il modo di fare puntuali e intelligenti osservazioni. Più comunicavano e più si rendevano conto di avere dei tratti comuni. Certe tendenze e attitudini pratiche approssimavano l’una all’altro. Sport, cinema, moda e musica li attiravano con pari intensità. Ciò che facevano o si dicevano li univa in modo palese. Perfino nelle cose più semplici si trovavano concordi. Poteva essere il desiderio di fare una passeggiata o la scelta di andare in un locale per un drink.
Man mano che aumentava la confidenza si mostravano pronti e disponibili a eseguire l’uno i desideri dell’altra, e viceversa. Fin dai primi giorni della loro conoscenza mostravano di intendersi bene. La verità era che tra i due stava germogliando qualcosa di bello, e non per modo di dire. Un sentimento che oltrepassava la semplice amicizia e non sarebbe stato difficile pronosticare dove sarebbe sfociato il loro rapporto.
Sul campo di tennis, a ogni battuta di palla, Beppe la guardava con ammirazione.
“Non mi trovo di fronte ad un’avversaria, bensì un’amica con la quale m’intendo su parecchie cose” diceva a se stesso.
Un mattino, addirittura, avvertì un desiderio spontaneo.
“Con questa ci andrei volentieri a letto...” gli venne da pensare.
Analoghi pensieri e desideri si sviluppavano nella testa e nel cuore dell’amica. 


Arianna                                                                                                   metà ottobre 2003

In passato era già stata a Riva del Garda. Una prima volta, quando non ancora adolescente i suoi l’avevano accompagnata a vedere una gara di surf. Un’altra, volta in occasione di una gita scolastica, in terza liceo.
Arianna era stata religiosa e missionaria e, sei mesi prima, aveva lasciato le suore. Cercava lavoro, un qualsiasi lavoro e si guardava intorno, in ogni parte, dappertutto. Lo cercava nella sua zona, ma anche altrove. Originaria del bresciano, avrebbe voluto essere assunta da qualche ditta, una delle tante presenti nella sua area. Pur di lavorare era disposta a spostarsi ovunque, persino in Triveneto, Emilia o Piemonte se fosse stato necessario. Il suo intento era sempre lo stesso: trovare una degna occupazione.
Per un certo tempo le sue ricerche furono vane. Poi, quando aveva perso ogni speranza, giunse l’inatteso incarico annuale al liceo classico A. Maffei di Riva dove avrebbe insegnato inglese nelle classi del ginnasio. Sicché, a metà settembre, si trasferì in quell’angolo privilegiato del Garda. Aveva compiuto da poco trentasei anni e da due mesi abitava nei pressi di Torbole.
La sua abitazione era una piccola porzione di una casa di campagna. Occupava un’ampia stanza indipendente, al piano terra. Tutto sommato, le andava bene, a parte il costo della pigione. Il canone di locazione, comprensivo delle spese condominiali, si portava via un terzo dello stipendio.
Immersa tra lago e montagne, Riva si trovava a pochi chilometri da Arco, Dro e Sarche. In alto, a settentrione, svettava Madonna di Campiglio. Alcune sue postazioni sciistiche si vedevano anche da lontano. I numerosi hotel e chalet di montagna, invece, restavano per lo più nascosti.
Un pomeriggio di fine ottobre ricevette al cellulare una telefonata inaspettata.
“Perché non vieni al nostro meeting di novembre?” le propose l’amica Giada.
“Dove?”.
“A Riva del Garda”.
“Non mi dire! Abito a due chilometri dalla città” fece Arianna compiaciuta.
“Allora ci rivedremo presto”.
“Sicuramente. Dove?”.
“Al Palazzo dei Congressi”.
“Quando?”.
“Dal quindici al diciassette”.
“Ottimo”.
“Allora ti aspetto”.
“Certo. Farò in modo di essere libera. Mi organizzerò per passare con te una giornata intera”.
Di recente non si sentiva gran che in forma, ma quell’invito la mise di buon umore. Sebbene a scuola fosse piuttosto impegnata, avvertiva un senso di solitudine, nel nuovo ambiente non conosceva quasi nessuno. Arianna viveva in Trentino da poche settimane e sapeva bene che per iniziare nuove amicizie ci voleva del tempo.
Dopo quella telefonata uscì per fare la spesa. Non lontano da dove abitava, vide una scritta su un pannello stradale di divieto; il richiamo Dio c’è l’aveva visto più volte, altrove. Poco più in là, a caratteri rossi, sul pilastro portante di un ponte in cemento armato, Dio esiste.
A sera, mentre cenava, ripensò a come aveva vissuto negli ultimi tempi. La ricerca e le difficoltà di trovare il lavoro; l’ambiente della scuola, i colleghi, gli alunni; la fatica di affrontare le sfide del prossimo futuro. Molte cose erano cambiate nella sua vita e non aveva immaginato che sarebbero state così rapide e profonde. Di tante circostanze che l’avevano coinvolto, avrebbe preferito esiti diversi.
Spesso si chiedeva perché aveva dovuto soffrire in quel modo. Arianna si trovava agli inizi di una fase nuova della sua esistenza e si preparava a darle una svolta radicale. Al momento, però, viveva tra tanti dubbi e incertezze che le lambivano il fondo dell’anima.
Rivedeva con nostalgia certe immagini di Giada che si erano depositate nella memoria e le provocavano una sensazione gradevole. Erano trascorsi cinque anni da quando si erano viste l’ultima volta. Il pensiero di re-incontrarla a breve le suscitava un senso di dolce euforia.




Nessun commento:

Posta un commento

lasciate un commento