Francesco Muscato
UN’ALTRA
VITA
romanzo
[…] Non
servono
tranquillanti
o terapie
non servono
più eccitanti
o ideologie.
Ci vuole
un’altra vita.
(Franco Battiato)
[…] E la vita è crudele,
più che vana.
(E. Montale)
Chat e
videochat
“Hi!”.
Faccina con sorriso
aperto
“Sono Hans”.
“Giusy, piacere”.
“Di dove sei?”.
“Cefalù. E tu?”
“Vipiteno”.
“Dalle alpi alle
piramidi, allora”.
“Già. Idealmente abbracciamo l’intera penisola”
“Hai la cam?”.
“Sì, certo”.
“Allora, aprila. Vorrei vederti, sentirti e non solo
scrivere”.
Due secondi
dopo si aprono le webcam di entrambi.
“Eccomi”.
“Wow! Sei
carina…”.
“Grazie. Neanche tu sei male”.
“E vai coi complimenti!”.
“Anni?”.
“Indovina…”.
“Venti?.”
“Bingo!”.
“Allora siamo quasi coetanei, io uno di meno”.
“Avrei tante cosa da dirti…”.
“Dì pure…”.
“Ma no. Non mi sento di farlo in chat”.
“Perché?”.
“È troppo complicato. Più avanti, forse…”.
“Come vuoi”.
“Ti scriverò una mail”.
“Di che segno sei?”.
“Pesci”.
“Io, sagittario ascendente bilancia”.
“Ci credo poco all’oroscopo. Comunque, ora devo
chiudere. Scusa.”.
“Ok. Alla prossima”.
“A dopo, ciao”.
Cinque faccine
di saluto, lui.
Venti,
coloratissime, lei.
Giusy e Hans.
Si sono visti
per una quarantina di minuti e si rivedranno
ancora; per lo più di sera, quasi
sempre alla medesima ora. Chattano con una certa frequenza. Si comunicano tante
cose, si pongono tanti problemi. S’inviano delle mail e delle foto, si
scambiano un’infinità di informazioni e suggestioni. Iniziano a fare amicizia.
Lui da un paio d’anni fa il giornalista freelance e vorrebbe
diventare uno scrittore. Non ha maturato molta esperienza in merito, ma ha
ereditato dal padre la passione per i libri e la voglia di scrivere dalla madre.
Lei lavora nell’ambito del turismo; ha appena
terminato uno stage come impiegata di hotel e nutre mille aspirazioni e
idealità. È convinta che alla fine troverà ciò che la potrà soddisfare in
pieno. Concentrata sul presente, non smette di sognare un avvenire migliore.
Anche se nell’area mediterranea in cui abita, non è facile che i sogni, certi sogni, diventino realtà.
Iniziano a conoscersi per caso.
Man mano che si frequentano virtualmente scoprono di
avere tante cose in comune.
HANS
h_spaem@yahoo.it >
data 11 gennaio 2013 - 19:01
oggetto: i miei zii
Giusy, ciao.
Non volevo fare il misterioso l’altra volta, ma non mi
sentivo di parlartene in chat. Non sarebbe stato facile spiegarmi. Ora mi sento
più libero e te ne scrivo qualcosa.
Il fratello di mamma e sua moglie sono morti in un
incidente stradale. È successo in una tarda mattinata di metà novembre, sulla
A19 del Brennero, poco prima di Bolzano. La loro auto, una Passat 2000, si è
schiantata contro un Tir e sono morti sul colpo.
Da Vipiteno dove abito con mia madre, ci siamo
precipitati per il riconoscimento dei loro corpi. Gli zii non avevano figli né
altri parenti, a parte noi. Ci siamo trovati davanti una scena agghiacciante,
un incidente assurdo. Una serie di tamponamenti a catena che aveva coinvolto
sei persone, tra cui loro. Morirono all’istante e altre otto rimasero ferite,
tre piuttosto gravi.
Con mamma, divorziata da sei anni, ci siamo sobbarcati
tutti i problemi di ordine pratico che puoi immaginare. Abbiamo dovuto prendere
alcune decisioni di una certa importanza. A due mesi di distanza la nostra
esistenza è ancora segnata da quell’evento. Mi accorgo che la mia vita
personale e familiare ha subìto un cambiamento radicale.
E per oggi basta, non ti voglio tediare con discorsi
che possono indurre alla tristezza.
Stammi bene. A presto, spero.
Hans Spaeman.
GIUSY
h_spaem@yahoo.it
data 13 gennaio 2013 - 14:34
oggetto: ti sono vicina
caro Hans,
Mi posso immaginare ciò che hai provato con la morte
dei tuoi zii. Non solo ti capisco, ma, se permetti, vorrei esserti vicina.
Tanto più che il tuo dolore è piuttosto recente.
Personalmente ho fatto un’esperienza del genere solo
una volta. Tre anni fa se n’è andato un cugino di secondo grado di mio padre; è
stato questo il primo contatto immediato con la morte. Ovviamente, si soffre
maggiormente quando si tratta di un parente stretto.
Ti abbraccio forte.
Conta sul mio sostegno morale.
Giusy
HANS
h_spaem@yahoo.it >
data 17 gennaio 2013 - 9:07
oggetto: bozze di un possibile romanzo
Giusy, ciao.
Grazie delle tue parole di vicinanza e solidarietà.
Ero molto legato agli zii essendo il loro unico nipote
e lo zio l’unico fratello di mamma. Due persone importanti per me che mi hanno
tanto aiutato a crescere, me ne rendo maggiormente conto ora che non ci sono
più. La loro vita era come quella di tante altre persone di questo mondo, non
presentava particolari avvenimenti o vicende straordinarie.
Mio zio faceva il falegname e viveva del lavoro al
quale era molto attaccato. La zia, dopo aver fatto ciò che doveva fare, si
appartava per riflettere, leggere e scrivere. Tranquilla di carattere, pur
dedicandosi agli altri, non trascurava se stessa. Insegnava lingue, ma quando
era a casa, scriveva di gran carriera. Negli ultimi mesi aveva iniziato a
mettere ordine nei suoi appunti e diari. Probabilmente avrebbe voluto scrivere
uno o più romanzi.
Ho cominciato a esaminare i suoi numerosi quaderni.
Alcuni scritti potrebbero essere considerati conclusi, ultimati. Altri,
semplicemente under construction. Leggendoli
con attenzione ho pensato di passare allo scanner i numerosi testi
dattiloscritti ivi comprese le bozze e gli appunti vari. Mi ci vorrà del tempo
prima che possa dare loro la forma di una qualche pubblicazione. T’invio una
ventina di pagine, spero che tu possa darvi un’occhiata e darmi un tuo parere.
Ti ringrazio fin d’ora di ciò che vorrai inviarmi. Le tue valutazioni le
riterrò un prezioso contributo al mio progetto
editoriale.
Nell’attesa di un tuo riscontro, ti saluto
H.
Giada e Beppe fine
marzo 2004
Vennero a conoscersi per caso, giocando a tennis.
Un mercoledì d’inizio primavera Giovanni presentò a
Giada il suo amico Beppe che fu pregato di sostituirlo l’indomani. Giovanni non
avrebbe potuto giocare con lei, come d’abitudine, il giovedì.
“Allora…a domani!” fece Beppe volgendosi a Giada.
E le strinse la mano con calore.
“A domani” replicò lei contenta di vederlo per la
prima volta.
Il giorno dopo si trovarono all’ora convenuta.
Arrivarono puntuali, alle nove e trenta. Il campo di gioco avrebbe messo alla
prova l’abilità dell’una e dell’altro.
Era un pigro e ordinario mattino di una giornata piuttosto
grigia. La partita diede loro le dovute soddisfazioni e concordarono di giocare
ancora nei giorni successivi. Stavano bene insieme non solo nell’ora dedicata
al tennis, ma anche dopo. All’inizio, si rivedevano solo nel pomeriggio; in
seguito, pure in altre ore del giorno. Avevano del tempo libero e volevano
sfruttarlo al meglio. Capitava che s’incontrassero perfino più volte nel corso
della stessa giornata.
Temperamento brillante, Giada aveva amicizie e
conoscenze di entrambi i sessi. Una bella mora pepata e vogliosa che sapeva il
fatto suo. Madre di due figli di tredici e undici anni, era predisposta a fare
nuove amicizie. Nel pieno delle forze fisiche e mentali si occupava di tante cose.
Spigliata e attiva, tendenzialmente aperta di carattere, si rendeva presente in
ogni dove. Catechista in parrocchia, aiutava un’amica nella conduzione di una
scuola di ballo. Faceva parte di un’associazione di volontariato e di un gruppo
di musica classica. In quel coro amatoriale si faceva notare per la sua splendida
voce di testa, qualcosa a metà strada
tra il tenore e il soprano, spiegava.
Animata da un non comune spirito d’iniziativa, curava
legami e amicizie in diversi ambiti della vita sociale, era pure conosciuta da alcune
persone impegnate in politica.
A sedici anni andava a vendere enciclopedie e non
disdegnava dei lavoretti estemporanei presso amici e conoscenti. Ogni mese i
genitori le davano una consistente somma di denaro e fin dalla giovinezza aveva
un rapporto stretto con i soldi. In tanti modi si dava da fare per avere una
certa autonomia finanziaria. Con l’avanzare degli anni, la paghetta che riceveva da bambina si era trasformata in un piccolo
vitalizio. A diciassette anni si mostrava orgogliosa del livello economico
raggiunto.
Al momento della conoscenza con Beppe era soddisfatta
della propria posizione sociale e professionale. Figlia unica continuava a
ricevere quattrini dalla madre e dalla nonna ottuagenaria. Col suo lavoro e
quello del marito avevano accumulato un certo capitale; in parte, utilizzato per
l’acquisto di due appartamenti, il resto, investito in azioni bancarie.
Pur essendo diversi, con Beppe s’intendevano su tante
cose. Avevano mille argomenti su cui discutere e si trovavano d’accordo su
tanti temi e problemi. Non differivano molto per l’età e scoprivano di avere
desideri e attese comuni. Si scambiavano idee, progetti e si arricchivano per
la comunanza delle rispettive opinioni.
Di statura poco sopra la media, Beppe passava per un
tipo bohémien. Sportivo per passione
e albino di carnagione, da anni era impegnato nel giornalismo. Scriveva con
passione fin da quando era adolescente e, con il passare del tempo era entrato
in contatto con dei giornalisti affermati.
“Ho collaborato con diversi giornali locali per cinque
anni. In seguito a ciò ho ottenuto il patentino di pubblicista. Al momento
scrivo per riviste specializzate” spiegò a Giada.
Lei aveva una buona cultura e adorava leggere. Pur tra
tante occupazioni non trascurava di appuntare, chiosare, scrivere e comporre
delle poesie. In ogni cosa mirava a far emergere la parte migliore di sé.
Maestra per venti anni, da due si godeva la pensione.
“Ho lasciato la scuola per dedicarmi alla famiglia”.
“E com’è la tua vita di baby pensionata?”.
“Ti posso dire che non mi annoio. Faccio tante cose e
non ho perso la voglia di vivere che avevo da ragazza. Leggo molto più ora di quando ero allieva dalle suore”
aggiungeva soddisfatta.
Giada s’interessava agli argomenti più vari, soprattutto se concernevano fatti e persone di sua conoscenza. Amici e
conoscenti, poi, ne aveva tanti, in diversi luoghi. Aveva una buona cultura generale e in quelle
settimane stava per terminare un corso di riflessologia.
“Tra poco dovrò sostenere a Milano la prova
abilitante”.
“È un esame difficile?” chiese Beppe interessato.
“Insomma...Da alcuni mesi sono parecchio occupata. La
lettura di numerosi libri sulla scienza del piede è piuttosto impegnativa”.
Già nel tono di voce mostrava la rispettabilità che si
doveva alla disciplina della quale si sentiva esperta.
Malgrado i suoi
impegni incombenti, se Beppe le passava un suo articolo lo leggeva all'istante. Esaminava i suoi
scritti e trovava il modo di fare puntuali e intelligenti osservazioni. Più
comunicavano e più si rendevano conto di avere dei tratti comuni. Certe
tendenze e attitudini pratiche approssimavano l’una all’altro. Sport, cinema,
moda e musica li attiravano con pari intensità. Ciò che facevano o si dicevano
li univa in modo palese. Perfino nelle cose più semplici si trovavano concordi.
Poteva essere il desiderio di fare una passeggiata o la scelta di andare in un
locale per un drink.
Man mano che aumentava la confidenza si mostravano
pronti e disponibili a eseguire l’uno i desideri dell’altra, e viceversa. Fin
dai primi giorni della loro conoscenza mostravano di intendersi bene. La verità
era che tra i due stava germogliando qualcosa di bello, e non per modo di dire.
Un sentimento che oltrepassava la semplice amicizia e non sarebbe stato
difficile pronosticare dove sarebbe sfociato il loro rapporto.
Sul campo di tennis, a ogni battuta di palla, Beppe la
guardava con ammirazione.
“Non mi trovo di fronte ad un’avversaria, bensì
un’amica con la quale m’intendo su parecchie cose” diceva a se stesso.
Un mattino, addirittura, avvertì un desiderio
spontaneo.
“Con questa ci andrei volentieri a letto...” gli venne
da pensare.
Analoghi pensieri e desideri si sviluppavano nella
testa e nel cuore dell’amica.
Arianna metà
ottobre 2003
In passato era già stata a Riva del Garda. Una prima
volta, quando non ancora adolescente i suoi l’avevano accompagnata a vedere una
gara di surf. Un’altra, volta in occasione di una gita scolastica, in terza
liceo.
Arianna era stata religiosa e missionaria e, sei mesi
prima, aveva lasciato le suore. Cercava lavoro, un qualsiasi lavoro e si
guardava intorno, in ogni parte, dappertutto. Lo cercava nella sua zona, ma
anche altrove. Originaria del bresciano, avrebbe voluto essere assunta da
qualche ditta, una delle tante presenti nella sua area. Pur di lavorare era
disposta a spostarsi ovunque, persino in Triveneto, Emilia o Piemonte se fosse
stato necessario. Il suo intento era sempre lo stesso: trovare una degna
occupazione.
Per un certo tempo le sue ricerche furono vane. Poi,
quando aveva perso ogni speranza, giunse l’inatteso incarico annuale al liceo
classico A. Maffei di Riva dove avrebbe insegnato inglese nelle classi del
ginnasio. Sicché, a metà settembre, si trasferì in quell’angolo privilegiato
del Garda. Aveva compiuto da poco trentasei anni e da due mesi abitava nei pressi
di Torbole.
La sua abitazione era una piccola porzione di una casa
di campagna. Occupava un’ampia stanza indipendente, al piano terra. Tutto
sommato, le andava bene, a parte il costo della pigione. Il canone di
locazione, comprensivo delle spese condominiali, si portava via un terzo dello
stipendio.
Immersa tra lago e montagne, Riva si trovava a pochi
chilometri da Arco, Dro e Sarche. In alto, a settentrione, svettava Madonna di
Campiglio. Alcune sue postazioni sciistiche si vedevano anche da lontano. I
numerosi hotel e chalet di montagna, invece, restavano per lo più nascosti.
Un pomeriggio di fine ottobre ricevette al cellulare
una telefonata inaspettata.
“Perché non vieni al nostro meeting di novembre?” le propose l’amica Giada.
“Dove?”.
“A Riva del Garda”.
“Non mi dire! Abito a due chilometri dalla città” fece
Arianna compiaciuta.
“Allora ci rivedremo presto”.
“Sicuramente. Dove?”.
“Al Palazzo dei Congressi”.
“Quando?”.
“Dal quindici al diciassette”.
“Ottimo”.
“Allora ti aspetto”.
“Certo. Farò in modo di essere libera. Mi organizzerò
per passare con te una giornata intera”.
Di recente non si sentiva gran che in forma, ma
quell’invito la mise di buon umore. Sebbene a scuola fosse piuttosto impegnata,
avvertiva un senso di solitudine, nel nuovo ambiente non conosceva quasi
nessuno. Arianna viveva in Trentino da poche settimane e sapeva bene che per
iniziare nuove amicizie ci voleva del tempo.
Dopo quella telefonata uscì per fare la spesa. Non
lontano da dove abitava, vide una scritta su un pannello stradale di divieto; il
richiamo Dio c’è l’aveva visto più
volte, altrove. Poco più in là, a caratteri rossi, sul pilastro portante di un
ponte in cemento armato, Dio esiste.
A sera, mentre cenava, ripensò a come aveva vissuto
negli ultimi tempi. La ricerca e le difficoltà di trovare il lavoro; l’ambiente
della scuola, i colleghi, gli alunni; la fatica di affrontare le sfide del
prossimo futuro. Molte cose erano cambiate nella sua vita e non aveva immaginato
che sarebbero state così rapide e profonde. Di tante circostanze che l’avevano
coinvolto, avrebbe preferito esiti diversi.
Spesso si chiedeva perché aveva dovuto soffrire in
quel modo. Arianna si trovava agli inizi di una fase nuova della sua esistenza
e si preparava a darle una svolta radicale. Al momento, però, viveva tra tanti dubbi
e incertezze che le lambivano il fondo dell’anima.
Rivedeva con nostalgia certe immagini di Giada che si
erano depositate nella memoria e le provocavano una sensazione gradevole. Erano
trascorsi cinque anni da quando si erano viste l’ultima volta. Il pensiero di
re-incontrarla a breve le suscitava un senso di dolce euforia.
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