in merito alla definizione di credente di Bruno Forte (Il credente è un ateo che ogni giorno si sforza di credere:
non è una citazione ufficiale, non si trova in nessun suo libro) occorre tener conto che è un modo di esprimere, e l’Autore ne fa un uso colloquiale. Comunque non ha una rilevanza dottrinale né dogmatica. Essa vale per quello che è: un modo di esplicitare la fatica…di credere.
Certo, la fede è un DONO: lo abbiamo ribadito più volte. Ma va conquistata giorno per giorno. Non si tratta di tensione né psicologica né spirituale. Semmai, esprime il senso della TOTALITA’ la radicalità dell’atto di fede che non si accontenta di pie elevazioni e/o consolazioni più o meno spirituali. Faccia a faccia con il clima di secolarismo e di non credenza sempre più diffuso (almeno in Occidente) con quella definizione si vorrebbe evidenziare che i credenti non siamo dei privilegiati rispetto a chi non crede o è agnostico. D’altra parte, non lo scrive anche san Paolo? “Chi sta in piedi, cerchi…di non cadere (anche se il contesto immediato del riferimento paolino è più generale).
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